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il nuovo Mosè
IL NUOVO MOSÈ

Vedere questa piazza vuota è stato il momento più desolante della mia vita.

Guardare il Papa solo, affannato, senza il suo popolo che lo accoglie, senza il calore del suo amore, mi sono sentito perso. Ma, il Papa no! Da solo è salito con coraggio per raggiungere la sua postazione per celebrare la preghiera.

Mi ha molto commosso.
Ringrazio Dio di avermi fatto Cristiano e di appartenere alla Chiesa Cattolica e di avere un Papa che sembra Mosè.
Combatte la nostra battaglia proprio come Mosè, con la preghiera.

Mosè, uomo di Dio,  uomo di preghiera.
Nella battaglia contro Amalek, in piedi sul colle con le braccia alzate; ma ogni tanto, per il peso, le braccia gli cadevano, e in quei momenti il popolo aveva la peggio; allora Aronne e Cur fecero sedere Mosè su una pietra e sostenevano le sue braccia alzate, fino alla vittoria finale.
Questo è lo stile di vita spirituale che ci chiede la Chiesa l’impegno nella preghiera richiede di sostenerci l’un l’altro.

La stanchezza è inevitabile, a volte non ce la facciamo più, ma con il sostegno dei fratelli la nostra preghiera può andare avanti, finché il Signore porti a termine la sua opera.
Rimanere saldo in quello in cui si crede fermamente (cfr 2 Tm 3,14), non si vince la “battaglia” della perseveranza senza la preghiera. Ma non una preghiera sporadica, altalenante, bensì fatta come Gesù insegna nel Vangelo: «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1).

Questo è il modo di agire cristiano: essere  saldi  nella preghiera per rimanere  saldi  nella fede e nella testimonianza. “Ma Signore, com’è possibile non stancarsi? Siamo esseri umani… anche Mosè si è stancato!…”. È vero, ognuno di noi si stanca. Ma non siamo soli, facciamo parte di un Corpo! Siamo membra del Corpo di Cristo, la Chiesa, le cui braccia sono alzate giorno e notte al Cielo grazie alla presenza di Cristo Risorto e del suo Santo Spirito. E solo nella Chiesa e grazie alla preghiera della Chiesa noi possiamo rimanere saldi nella fede e nella testimonianza. Dio non poteva elargire agli uomini un dono più grande di questo: costituire loro capo lo stesso suo Verbo, per mezzo del quale creò l’universo. Ci unì a lui come membra, in modo che egli fosse Figlio di Dio e figlio dell’uomo, unico Dio con il Padre, un medesimo uomo con gli uomini.
Pertanto, quando rivolgiamo a Dio la nostra preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio quando prega il corpo del Figlio, esso non deve considerarsi come staccato dal capo. In tal modo la stessa persona, cioè l’unico Salvatore del corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, sarà colui che prega per noi, prega in noi, è pregato da noi.
Prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro capo, è pregato da noi come nostro Dio.
Questa è la preghiera che Gesù ci ha rivelato e ci ha donato nello Spirito Santo. Pregare non è rifugiarsi in un mondo ideale, non è evadere in una falsa quiete egoistica. Al contrario, pregare è lottare, e lasciare che anche lo Spirito Santo preghi in noi. È lo Spirito Santo che ci insegna a pregare, che ci guida nella preghiera, che ci fa pregare come figli.

Gesù nel Vangelo ci promette: cfr Lc 18,77E “Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo?“. Ecco il mistero della preghiera: gridare, non stancarsi, e, se ti stanchi, chiedere aiuto per tenere le mani alzate.

I santi  sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. Uomini e donne che  lottano con la preghiera, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano  fino alla fine, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: il Signore vince in loro e con loro.

Combattiamo la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera, rimaniamo saldi nella fede, con il  cuore generoso e fedele. Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia.

Alziamo adesso le nostre braccia e preghiamo Dio per Papa Francesco, sosteniamolo nel suo mandato. «Crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito»

Combattimento contro Amalèk Es 17,1-7

Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.
Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalèk sotto il cielo!». Allora Mosè costruì un altare, lo chiamò «Il Signore è il mio vessillo» e disse:

«Una mano contro il trono del Signore!
Vi sarà guerra per il Signore contro Amalèk,
di generazione in generazione!».

Note, libri consultati
San Agostino
Papa Francesco
Bibbia Gerusalemme
Concilio  Vaticano II
Catechismo della Chiesa  Cattolic